Olio: crudo o cotto??!

Oggi sono stata dalla nutrizionista e come al solito avevo qualche dubbio da sottoporle che lei gentilmente ha sciolto!

La domanda di oggi riguardava l’olio: crudo o cotto?

Molto spesso nelle diete si raccomanda l’utilizzo di olio crudo, però io da amante della cucina, e soprattutto da persona che se non apprezza al 100% quello che ha nel piatto finisce con lo spazzolare i biscotti in dispensa per “compensare”, su certi piatti all’olio “a crudo” proprio non riuscirei ad abituarmi!

Di mio, per cattiva digeribilità, ho eliminato del tutto il soffritto, sostituendo l’olio  con dell’acqua (o aggiungendola a seconda della ricetta). Però volevo bene capire se dal punto di vista nutrizionale e per la dieta “cuocere” l’olio potesse essere negativo. Oltretutto io prediligo i condimenti “veloci”, quelli i cui tempi di preparazione sono quelli di cottura della pasta, per intenderci, quindi dai 7 ai 10 min.

Venendo al sodo: si consiglia l’utilizzo di olio a crudo perché la cottura fa perdere all’olio quegli elementi che lo rendono un alleato indispensabile per la salute: vitamina E e antiossidanti. Perdendo questi principi nutritivi ne rimane solo il grasso (e talvolta anche una cattiva digeribilità).
Tuttavia una breve cottura (5/7 min.) non dovrebbe compromettere le qualità di questo prezioso alimento.

Il consiglio, quindi, quando non vogliamo utilizzare l’olio a crudo, è di unirlo al nostro sugo o minestra durante gli ultimi cinque minuti di cottura. Occhiolino

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Dalla nutrizionista 9/11/2010

Ho festeggiato il primo anno con la mia nutrizionista con il primo aumento di peso registrato da quando sono seguita da lei Imbarazzato.

Parlandone un po’ abbiamo dedotto che l’aumento è stato dovuto a un maggiore disordine (causato da un particolare periodo di stress degli ultimi mesi + perdita della concentrazione sul fronte alimentazione) nei pasti e alla carenza di verdure oltre che di movimento (comunque la massa muscolare non è diminuita).

Un errore che si fa spesso è quello di ridurre o eliminare un pasto principale (colazione, pranzo, o cena) perché il giorno prima o durante la giornata si è ecceduto. Questo è un male perché non permette al metabolismo di regolarizzarsi su ritmi regolari e ottimali. Sbagliatissimo ugualmente è eliminare i carboidrati da un pasto o per un’intera settimana per compensare bagordi precedenti. Meglio aumentare l’attività fisica e sforzarsi di non eccedere con gli spuntini tra un pasto e l’altro, cercando di ristabilire l’ordine e la cadenza dei pasti giornalieri da subito.

La decisione che abbiamo preso è innanzi tutto quella di fissare un controllo il mese prossimo (poco prima di Natale) e di proseguire non con la dieta dimagrante, ma con quella di mantenimento, e vedere se semplicemente rimettendo un po’ di ordine nell’alimentazione quotidiana riesco a eliminare questi due chiletti accumulati in tre mesi. Fare l’altalena tra un regime ipocalorico ed uno di mantenimento anche qui, darebbe dei messaggi contrastanti al metabolismo, impedendone una regolarizzazione.

Ultima nota sul movimento: la dottoressa mi ha sempre invitato a non strafare, a sforzarmi anche solo di fare una camminata ogni giorno, se poi si riesce tre volte a settimana a fare un’ora di esercizio aerobico, ben venga. Oggi mi ha un po’ più chiarito le idee: il minimo indispensabile da fare ogni giorno è una camminata di almeno 20 minuti. Se invece si ha tempo e possibilità di dedicarsi maggiormente all’attività fisica vanno benissimo 45/60 min a giorni alterni. L’importante è che si tratti di attività aerobica (=che consenta di parlare durante l’esercizio): è quella la “zona cardiaca” in cui si bruciano i grassi, un eccessivo sforzo invece fa bruciare zuccheri, stimolando anche un maggiore appetito.